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Prima la Russia, poi i BRICS: quasi il 70% del mondo abbandonerebbe il CRS, lo scambio automatico di informazioni finanziarie
Lo scambio automatico di informazioni finanziarie (CRS o Common Reporting Standard ) potrebbe cessare di essere un meccanismo di controllo efficace in un futuro non molto lontano. Due elementi rafforzano questa idea. Il primo è la decisione della Russia di sospendere gli accordi di doppia imposizione con almeno 38 Paesi. Il secondo è la possibile uscita dei Paesi BRICS dal CRS. Ciò lascerebbe quasi il 70% della popolazione mondiale al di fuori del modello di raccolta dei dati sui conti bancari implementato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).
Putin sospende gli accordi sulla doppia imposizione con le nazioni ostili
La Russia ha sospeso le disposizioni chiave degli accordi CRS sulla doppia imposizione che aveva firmato con almeno 38 Paesi, per lo più occidentali, che ora considera “ostili”. Ciò fa seguito alle sanzioni applicate dopo l’invasione dell’Ucraina. Il decreto firmato da Putin entrerà in vigore immediatamente e riguarderà le norme che impediscono la doppia imposizione su redditi, dividendi, interessi, royalties e pagamenti per servizi tra la Russia e questi Paesi. Tra i Paesi interessati figurano gli Stati Uniti, i 27 membri dell’Unione Europea, il Regno Unito, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Svizzera, la Norvegia, la Corea del Sud, il Giappone e Singapore – le nazioni che hanno imposto le sanzioni più dure contro gli interessi russi dal febbraio 2022.
La Russia ha avvertito che la sospensione di queste disposizioni rimarrà in vigore fino a quando non cesseranno le “azioni ostili” nei suoi confronti. Gli esperti indicano che questa misura avrà conseguenze significative per la finanza e gli affari tra la Russia e questi Paesi, poiché apre la porta a ulteriori doppie imposizioni e conflitti tra le autorità fiscali. Ad esempio, un cittadino russo con investimenti in Europa o negli Stati Uniti potrebbe essere costretto a pagare le tasse sia nel Paese in cui ha generato il reddito sia in Russia.
Il decreto di Putin arriva dopo che l’Occidente ha congelato beni della Banca centrale russa per un valore di 300 miliardi di dollari. Ciò avviene nel contesto di sanzioni più severe volte a spingere Mosca a cessare l’invasione dell’Ucraina. La sospensione degli accordi fiscali CRS viene interpretata come una ritorsione del Cremlino per queste azioni. Il decreto di Putin segna una nuova fase di tensione geopolitica ed economica tra la Russia e l’Occidente, in un momento in cui la guerra in Ucraina non mostra segni di rapida risoluzione. Resta da vedere come reagiranno i Paesi colpiti e se questa misura scatenerà nuove rappresaglie o approfondirà il conflitto.
BRICS, un blocco emergente che potrebbe uscire dal CRS
Il BRICS è composto da cinque Paesi con un grande peso geopolitico ed economico a livello globale, tutti sono contrari al CRS. Ad esempio, la Cina è la seconda economia mondiale. L’India è la quinta, la Russia l’undicesima, il Brasile la dodicesima e il Sudafrica la trentaduesima. Queste cinque nazioni terranno presto un vertice chiave in Sudafrica. Il contesto attuale è complicato dal conflitto tra Russia e Ucraina.
Una delle questioni chiave da discutere sarà la possibile creazione di una nuova valuta comune per sfidare l’egemonia del dollaro statunitense. L’idea è sul tavolo da anni, ma non si è ancora concretizzata. Gli esperti ritengono che i BRICS cercheranno di portare avanti questa proposta durante il vertice, visto l’indebolimento del dollaro in seguito alla pandemia. Inoltre, non è escluso che i BRICS scelgano di uscire dal CRS, che considerano un meccanismo di controllo da parte delle potenze occidentali.
L’allargamento dei BRICS con nuovi membri è un’altra questione chiave. Circa 20 Paesi hanno chiesto di aderire, ma non c’è consenso su come procedere. Alcuni analisti sottolineano che un’espansione con le economie emergenti rafforzerebbe il loro peso globale, ma renderebbe anche più complesso il processo decisionale.
Cos’è il Common Reporting Standard
Il CRS, acronimo di Common Reporting Standard, è uno standard internazionale creato dall’OCSE per favorire lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra le autorità fiscali dei Paesi aderenti. Il sistema CRS nasce con l’obiettivo di aumentare la trasparenza bancaria internazionale e contrastare evasione fiscale, occultamento di capitali e utilizzo di conti esteri non dichiarati. Attraverso il CRS, le banche, gli istituti finanziari, le piattaforme di investimento e altri intermediari raccolgono informazioni sui conti detenuti da clienti fiscalmente residenti all’estero. Successivamente questi dati vengono trasmessi alle autorità fiscali locali, che li condividono automaticamente con il Paese di residenza fiscale del titolare del conto.
Il CRS riguarda diverse informazioni finanziarie, tra cui nome del titolare, indirizzo, numero di identificazione fiscale, saldo del conto, interessi maturati, dividendi e movimenti finanziari rilevanti. Oggi oltre cento giurisdizioni partecipano al sistema CRS, rendendolo uno dei principali strumenti di cooperazione fiscale internazionale. Molti investitori internazionali, imprenditori e nomadi digitali cercano di comprendere il funzionamento del CRS per organizzare correttamente la propria residenza fiscale, le strutture societarie internazionali e la gestione dei conti bancari esteri nel rispetto delle normative vigenti.
Comprendere il CRS è fondamentale anche per chi desidera aprire conti bancari internazionali, trasferire la propria residenza all’estero oppure creare società offshore o fondazioni internazionali. Una pianificazione corretta permette infatti di operare legalmente, ridurre rischi fiscali e mantenere maggiore controllo sulla propria struttura patrimoniale internazionale.
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